E qualcosa rimane. 

E qualcosa rimane.

Cinque ditini. Cinque mesi. Forse l’ultimo di solo latte di mamma.

Ripenso alle giornate dei primi mesi quando entrambe eravamo vestite solo di canottiere e il caldo era spezzato da infinite poppate a cui cercavo di dare ordine, un mio ordine che probabilmente non era il tuo. Goditi questi momenti che poi volano, mi dicevano. Ma a me sembrava che il tempo si fosse fatto lungo e lento.

E invece adesso è già tutto così diverso. Sei diversa tu, il tuo viso, il tuo sguardo, i tuoi interessi, i tuoi bisogni. Tuo babbo dice che non sei più una neonata ma un bebè. Sono cambiata io, più sicura più serena. All’amore istintivo si è aggiunto quello consapevole e i tiamo sono certezze.

Ti faccio foto cercando di immortalare i tuoi progressi e mi rammarico se non arrivo in tempo a fare click, ma poi respiro e ti guardo e mollo tutto e cerco di assorbire quell’attimo prezioso. È un tempo che non perdona, che va avanti, che evolve ogni secondo. Non ci sono repliche, solo passi in avanti. E tu, nella tua saggezza istintiva, non ti curi di ciò che hai fatto ieri e neanche di quello che potrai fare domani.

Io ricorderò molte cose di questa vita insieme, e tu? Tu ricorderai? Rimarrà qualcosa di tutti questi giorni? Se la memoria non trattiene allora cosa rimane?

Rimangono gli abbracci, i baci, l’amore che fluisce e che non eccede mai. Mai troppo.

Quello rimane. Perché la mente può anche non essere pronta ma il corpo ricorda tutto. Non avrai immagini nella tua testa di questa piccola vita di cinque mesi ma porterai con te tutte le sensazioni che ci diamo quando ci abbracciamo, quando mi dormi vicina e i respiri si fondono, quando ti nutri di me e siamo una cosa sola. Non servono le foto. Allontano le ansie che vorrebbero immortalare ogni tuo gesto.

Sei qui accanto a me mentre scrivo. La tua manina che stringe il mio pollice. Mi guardi ti guardo. Ci sorridiamo complici. Questo rimane. L’amore rimane, tutto.

Buon quinto complemese, amore mia ❤️

Il covo delle delizie viaggia in America!

Proprio così: il Pirata e la sua Signor(in)a si apprestano a iniziare la loro luna di miele oltre oceano! Viaggeranno tra foreste, laghi, animali, distese di rocce e tante emozioni che nasceranno durante il cammino. Il nostro diario di bordo sarà lo stesso che abbiamo utilizzato per il viaggio dello scorso anno in moto da Firenze in Marocco quindi se vi va di seguirci cliccateci sopra!
A presto!

Sempre e per sempre..

 

Riguardo questi scatti, sorrido, mi commuovo, rido.
E penso che io e te siamo riusciti a fare proprio una cosa bella..


E ripenso


A quando ho visto quella gonna e l’ho scelta. Una gonna da sposa vera! io che volevo un semplice vestitino..


Alle infinite prove dalla suocera e vedere il corpetto che prendeva forma e vedermi sempre più sposa ed emozionarmi


A tutti gli agriturismi che abbiamo visto e al momento in cui ci siamo emozionati pensando “è lui”

Alle sere prima di coricarmi passate a sfogliare Pinterest in cerca di ispirazione e pensare che alla fine avrei fatto di testa mia


All’idea del picnic, unico punto fermo da sempre


Al fatto che alla fine, anche senza avere mai avuto l’idea del matrimonio mi sono trovata ad avere già tutto in testa


Alla prima volta che ho visto la nostra mongolfiera uscire fuori dalle partecipazioni

Alle fedi artigianali che più belle non si può

Alla camomilla, al profumo del lathyrus e al rosa cipria

Alla scelta del ‘chiaro’ che ha fatto dannare gli invitati


Ai messaggi degli amici che mi mandavano le foto per sapere se quel chiaro poteva andar bene


A te che hai scelto il vestito solo sette giorni prima mettendo a dura prova la mia ansia


Alle mie amiche che non smetterò mai di abbracciare e ringraziare


Alle mamme che le risate con loro hanno un suono diverso


Alla settimana prima che è successo di tutto..

Al giorno prima con la famiglia riunita al tavolo della pizzeria sotto casa a parlare di palloncini e bolle di sapone


Alla mattina, il silenzio dell’attesa e poi il campanello che suona ininterrottamente. La casa invasa da donne, dalle chiacchiere, dalle risate, e l’appartamento del piano di sopra per gonfiare i palloncini e quello di sotto per il trucco e parrucco e una testimone in ritardo e l’altra che fa colazione in cucina, il fotografo, la telecamera, la mia canina Emma che vuole le coccole, la mamma che mi mette la giarrettiera, l’arrivo del bouquet e il suo profumo che non smettevo di annusare, la bottoniera dello sposo al babbo, io che per ultima cosa lascio l’anello di fidanzamento Promis su quel libro e poi finalmente usciamo..


La camminata in paese a braccetto del babbo. una delle cose più belle. Viva la sposa! Mamma ma è una principessa! Brava Giulia! Viva! i negozianti che escono, i turisti che fanno foto, commentano, sorridono


Il suono della tromba che annuncia il mio arrivo con la marcia nuziale


Le scale per arrivare da te


L’ingresso


Tu.


I miei occhi felici che piangono.. anche ora a ripensarci.. in quell’attimo è racchiuso tutto l’amore. Nessun dubbio. Sei tu


Le nostre promesse dette occhi negli occhi e mano nella mano per essere sicuri che arrivino e si depositino nel cuore


Il nostro amico Giacomo che con ricordi e risate ci ha fatto dire Sì!

Tu che mi sorprendi e canti ‘Dance me to the end of love’

Il ballo nella sala


Il balconcino tanto atteso


La nostra uscita tra riso bolle e palloncini


E tutti voi sulle scale che eravate bellissimi


La jeep che hai tanto amato e il clacson che suonava festante


Noi e il nostro lago


Michele che non ci ha mai messo in posa


I baci infiniti e i sorrisi, mamma mia quanto ho sorriso…


Quel posto ancora più bello


Il grande pino con nastri e margherite


Le scatoline del picnic, la postazione della limonata e i teli sul prato


I piedi nudi e le pennichelle sotto i gelsi


Il lancio del bouquet in tinta con il suo vestito


La musica che inizia con la tua voce per me


E quei due che ci hanno dedicato il momento più romantico della giornata


Io che ti canto ‘Sempre e per sempre’ e tu che mi guardi come un bambino. Io che mi stupisco di come non crolli in un pianto a dirti quelle parole. Ma te le voglio dire bene perché lì dentro ci siamo noi


La torta asimmetrica e il fil di ferro che scrive NOUS


Il ballo con il babbo e la gonna che mi accompagna


I balli scatenati e il sorriso sudato dei nostri amici


Le pizze alle 18,30 e i brindisi


La lanterna che contro ogni pronostico prende quota e vola alto alto e noi che la guardiamo fino a che non diventa un puntino


Gli amici che se ne vanno e che ci dicono “È stato bellissimo.. ci avete fatto rinnamorare! grazie..”


La nostra camera piena di fiori


E la lucciola entrata dalla finestra nella notte che illumina tutta la stanza


La mattina dopo che ancora non ci si crede


E quelle dopo e dopo ancora perché il meglio deve ancora venire!

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E a Noi dedico il finale di questo libro che il destino ha fatto uscire fuori dallo scaffale proprio la sera prima..

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Sempre e per sempre. Nous.

Care amiche, vi scrivo..

Lunedì 2 giugno. 18,30.
Tornata al covo. Ho ancora la salsedine nei capelli, la crema solare sulle spalle e una morbida sensazione di estasi che mi scorre nel sangue. È stato un weekend di amicizia, di quella che non serve poi molto per stare bene. Festeggiare l’imminente sposina ma soprattutto stare insieme a ridere, a ricordare, ad abbracciarsi di affetto fino a profumare di buono. E vi porto dentro in ogni centimetro di pelle, siete parte di me e vedervi tutte insieme, felici e belle come non mai è pura gioia. Sarete con me anche quel giorno di festa e avrò bisogno di voi come per tutta la vita che verrà. Perché alla fine sono una ragazza fortunata. Grazie amiche mie..Immagine

Al panda piace lo shiatsu (e la torta di mele) !

Mentre sto scrivendo mangio la torta di mele più buona del mondo, ma di questo parlerò dopo. Questa volta vi voglio raccontare del Panda. Ama i dolci, dorme sul futon e adora farsi trattare e coccolare da me. È nato in Cina, proprio come lo shiatsu. Già, ma cos’è questo ‘shiatsu’? Non ha a che fare col sushi né tanto meno con lo shatush. È una tecnica manuale nata in Cina e sviluppata successivamente in Giappone. L’operatore utilizza il proprio corpo (palmo, pollice, gomito..) ed effettua delle pressioni sul corpo del ricevente secondo una tecnica ben precisa allo scopo di ristabilire l’equilibrio sia a livello fisico che mentale. La parola ‘shiatsu’ ultimamente viene spesso abusata e usata a sproposito: massaggi in spiaggia, poltrone magiche, centri massaggio orientali di dubbia professionalità, miracolose promesse di dimagrimento e chi più ne ha più ne metta. Lo shiatsu non è questo. Lo shiatsu è prima di tutto contatto. È il contatto del corpo dell’operatore con quello della persona che riceve il trattamento (ecco,sì..trattamento, non massaggio) ma è anche e soprattutto il contatto che avviene con noi stessi. È ascoltarsi. È sentire che esistiamo, che siamo fatti di carne e ossa ma non solo, che questo corpo che abbiamo è vivo e comunica tante cose di noi, cose che già sappiamo e cose che abbiamo sempre ignorato. Lo shiatsu aiuta a conoscersi.

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(ph Roberta Celoni)

 

Spesso la richiesta iniziale di una persona riguarda un problema a livello fisico e quello che mi si richiede è l’estinzione del dolore ma poi, proseguendo il percorso di trattamenti la persona si rende conto che quello che sta provando è un benessere generale che comprende sì il corpo ma anche la mente. Capita a volte che le persone mi dicano che ho dei poteri magici da renderle più forti, più positive o anche solo da non farle ammalare come invece avviene solitamente ogni anno. No, non ho superpoteri questo è lo shiatsu. Io sostengo ciò che è già presente in ogni individuo.


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(ph Roberta Celoni)

 

Ognuno ha la sua storia, non esiste uno shiatsu standard che valga per tutti. Il trattamento è sempre mirato a te, a quello che mi racconti di te e ai tuoi riporti settimanali. E gradualmente, osservando e percependo ciò che succede, il percorso di shiatsu nasce si evolve si colora e diventa molto più che una cura su un dolore localizzato.
Lo shiatsu non ha niente di sanitario, non si vuole sostituire alla medicina occidentale che conosciamo. Lo shiatsu può semplicemente essere un valido sostegno che accompagna la persona nella vita quotidiana. È un tenersi per mano mentre si cammina.


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(ph Roberta Celoni)

 

A proposito di shiatsu e del mondo sconfinato in cui vive, io la mia collega (nonché mia testimone di nozze) Laura Martini abbiamo organizzato un corso di quattro lezioni a Maggio a Firenze dove spiegheremo queste e tante altre cose e dove potrete fare una vera e propria esperienza di shiatsu. Se siete interessati in questa immagine trovate tutte le informazioni che vi servono.

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E ora…. la ricetta della torta di mele più buona del mondo! (pensare che vedendola avevo storto il naso perché a me piacciono le “torte morbide”.. che sciocca!)

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Lascio la penna al Pirata.

“Crostata di mele”

Impastare 300 grammi di farina con 100 di zucchero a velo e 100 di burro: aggiungere un uovo intero e due rossi, fino a ottenere un impasto liscio che si mette poi in frigo nella pellicola per un’ora.
Prendere sei mele e sbucciarne cinque, da tagliare a fette sottili: progressivamente metterle in una ciotola con il succo di mezzo limone e quattro cucchiai di zucchero. Girare bene perché si macerino un poco.
Accendere il forno a 180 gradi. Riprendere la pasta e tirarne un disco spesso 5 millimetri, che si metterà in una tortiera da crostata a bordi bassi. Riempirla con strati di mela disposti a raggiera. Una volta fatto uno strato cospargere con un cucchiaio di zucchero e fiocchetti di burro (eventualmente anche burro salato). In genere bastano due o tre strati. Per l’ultimo lavare bene la sesta mela e tagliarla senza sbucciarla, per poi disporre le fettine sul resto delle mele. Chiudere con un cucchiaio di zucchero e infornare per un’ora.
Questa crostata ha due particolarità: il profumo, intenso e delicato, e l’equilibrio tra la pasta non troppo zuccherata e le mele cotte molto dolci, equilibrio ancora più particolare se si usa il burro salato.

E buon appetito!

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Soundtrack: Be Ok. Ingrid Michaelson

Quello che piace a me di Irene.

Quello che piace a Irene piace anche a me. Ma più di tutto mi piacciono lei e il suo modo di fare. Perché Irene non è fiocchi glassa e pois. Irene è come la vedi: grandi occhi sorridenti, due piedini e una semplicità disarmante. Perché quando le chiedi com’è essere su Elle lei ti risponde che ne è felice ma lo era già abbastanza dopo aver pubblicato il libro, lo era già dentro il suo b&b insieme a tutta la sua meravigliosa famiglia. E tu le credi perché se c’è una cosa che Irene non riesce proprio a fare è non essere sincera. “A me basta il Valdirose” ti dice mentre accarezza la testolina mora di sua figlia Bea. E allora sei felice per lei e ti rendi conto che il successo di questa piccola grande donna di Lastra a Signa sta proprio nel mantenersi libera dagli inevitabili condizionamenti che i riflettori portano con sé. Sei felice perché nel libro che ha scritto e fotografato ti ci sei ritrovata, nei ricordi, nei sapori, nell’immagine che vorremmo avere della nostra vita. L’ho sfogliato lentamente nei momenti in cui andavo a trovare mia mamma “Mamma, non sei andata avanti, vero? Sei sempre al Pranzo di Natale? Oggi vengo e iniziamo la Primavera” e così, giorno per giorno, stagione dopo stagione io e mia mamma abbiamo goduto di tutti quei bellissimi dettagli che abitano quelle pagine. Ed è stato di grande stimolo per tutti: io ho deciso finalmente di iniziare a usare i tovaglioli di stoffa, mia mamma ha apprezzato molto l’idea dei segnaposti personalizzati e il pirata si è messo subito all’opera con le ricette! 
Più che un libro è una finestra, da aprire ogni volta che si ha voglia di vedere un paesaggio autentico e rassicurante.

Ritrascrivo la ricetta del Pan Giallo, quella che a parer mio più la rappresenta.

(e se non lo avete ancora fatto e avete voglia di averne una copia in casa vostra: “Quello che piace a Irene”, Irene Berni, Guido Tommasi Editore)

PAN GIALLO

Per 8 persone



4 uova, a temperatura ambiente
150 g di burro ammorbidito
200 g di zucchero
300 g di farina gialla (di mais fine)
rosmarino tritato
1 bustina di lievito
1/2 bicchiere di latte
50 g di uvetta
200 g di farina bianca

Preriscaldate il forno a 180ºC. Separate i tuorli dagli albumi. In una terrina sbattete i tuorli con lo zucchero, unite il burro ammorbidito e lavorate il composto con una spatola fino a ottenere una crema liscia e spumosa. Unite la farina di mais e amalgamate con cura. In una ciotola versate la farina bianca e il lievito e, setacciandoli, aggiungeteli al composto di uova. Unite poi il latte, l’uvetta lavata e asciugata e il rosmarino, sempre mescolando per ottenere un composto spumoso. Montate gli albumi a neve ferma e uniteli molto delicatamente per evitare che si sgonfino. Imburrate e infarinate con la farina di mais uno stampo rettangolare e versateci il composto. Infornate e cuocete per 30 minuti. Il tutto può essere fatto anche in una planetaria.

Sountrack: Flicker. Sunbeam

 

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Irene alla presentazione del libro da Riccardo Barthel per Desinare.

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Anche al pirata e a mamma Claudia piace quello che piace a Irene

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Le ricette!

 

 

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Il Valdirose..

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